202. Zelantissimo com'era del culto divino, questo
uomo non trascurava di onorare debitamente nulla di ciò
che si riferisce a Dio.
791 Mentre si trovava a Monte Casale, in territorio di Massa,
comandò ai frati di trasportare con la massima riverenza
le sante reliquie da una chiesa completamente abbandonata
alla loro casa. Sentiva pena che già da troppo tempo
fossero rimaste senza venerazione. Ma, essendo egli partito
di lì per urgente motivo, i figli dimenticarono l'ordine
del Padre e non tennero in gran conto il merito dell'obbedienza.
Un giorno, mentre i frati si preparavano a celebrare la Messa,
tolsero, come d'uso, la coperta dell'altare: trovarono ossa
bellissime, che spandevano un soave profumo, e rimasero assai
stupìti a quello spettacolo mai visto.
Ritornato poco dopo il Santo, si informò diligentemente
se avevano eseguito il suo comando. Ma i frati confessarono
umilmente la loro colpa, di aver trascurata l'obbedienza,
e con la penitenza ottennero anche il perdono. Il Santo esclamò:
«Sia benedetto il Signore mio Dio, che ha compiuto lui
stesso ciò che avreste dovuto fare voi!».
Considera ora attentamente quanto sia stato devoto Francesco,
osserva quale sia la premura di Dio per la nostra polvere
e intona un canto di lode alla santa obbedienza. Perché
se alla voce del Santo non si è piegato l'uomo, alle
sue preghiere ha obbedito Dio.